ARTICOLO n. 101 / 2026
LA PAROLA VISIVA DI GIULIANO DELLA CASA
Mancato ai primi di agosto, Giuliano Della Casa segna indelebilmente la storia dell’illustrazione italiana, ha esposto i suoi acquerelli in tutto il mondo ed è stato tra i maggiori interpreti del libro d’artista, un percorso appartato e al tempo stesso estremamente centrale per la sua forza e originalità.
Cresciuto con Franco Guerzoni, Wainer Vaccari, Claudio Parmiggiani e Carlo Cremaschi nel clima delle avanguardie degli anni ’60, Giuliano Della Casa aveva firmato nel 1967 insieme ad Adriano Spatola, Corrado Costa e a Claudio Parmiggiani il manifesto di Parole sui muri, una kermesse ideata da Mario Molinari. Quello che si svolse a Fiumalbo, in provincia di Modena, di cui Molinari era sindaco, fu una cosa totalmente nuova: trasformare l’antico borgo medievale in uno spazio del contemporaneo. Centinaia di manifesti di oltre cento artisti internazionali colorarono le pareti del paese rendendolo a tutti gli effetti un laboratorio artistico a cielo aperto. Un’operazione di rottura e anche densa d’ironia oltre che politicamente radicale, che allora faceva parte di un panorama diffuso e ampiamente condiviso, in particolare dalle nuove generazioni che si affacciavano dopo il Sessantotto. Una partecipazione che negli anni si sarebbe tuttavia piano piano ridotta. Inseguendo nuove forme possibili di espressione Della Casa colse nei libri e in quello spazio bianco la possibilità di tenere in tensione più parti di sé, mantenendo contemporaneamente la felice ironia e la convinzione politica degli esordi. Della Casa sapeva infatti tenere insieme più movimenti emotivi: il gioco, l’umorismo e l’ironia, tre sentimenti sempre estremamente difficili da miscelare con la politica, soprattutto in un paese tendenzialmente poco affine alla leggerezza tanto più in politica, dove vigeva fortemente l’ideologia e la logica da schieramenti contrapposti.
Nei libri Giuliano Della Casa ritrovò così un paesaggio dell’anima possibile, nuovo e tutto da attraversare, sempre senza mai perdere nel gesto quel segno erotico e giocoso, slanciato e affettuoso che contraddistingue i colori e le forme dinamiche della sua arte. La pagina bianca veniva da Giuliano Della Casa esaltata, lasciata libera a testimonianza di uno spazio aperto, possibile alla parola come all’illustrazione. Il libro come luogo di ricerca è il titolo della sezione della Biennale di Venezia che vede presente Della Casa nel 1972 su invito di Renato Barilli e Daniela Palazzoli. Il dialogo con poeti e scrittori passa così per l’artista modenese dai muri delle case di un borgo sugli Appennini direttamente alle pagine dei libri. Un dialogo partecipato e inclusivo in cui ogni elemento suggerisce l’altro in uno scambio continuo e potenzialmente infinito in cui i segni determinano la valenza di ogni gesto che resta limpidamente sulla pagina con una forza emotiva sempre fortemente illuminante.
L’illustrazione per Della Casa non è mai un mero apporto a un testo che la precede, ma la sua interpretazione autoriale e personalissima che arriva, se non a trasgredire, quanto meno a ridefinire emotivamente il senso stesso della parola scritta. Della Casa agisce sulla pagine come un dervisicio dando così forma a inedite traiettorie, gesti voluttuosi dal carattere meditativo e al tempo stesso liberatorio. Un segno colorato che offre il dono del particolare come elaborazione e non banalmente quale sintesi del testo. Un’operazione delicatissima che richiede cura, sensibilità e una dose non banale di ironia, Un insieme fatto soprattutto di quella leggerezza – solitamente espansa tra scoppi di risa e lunghi silenzi – dalla consuetudine tutta modenese.
Il segno forse più evidente di questa maturazione – in particolare per il grande pubblico – si sostanzia infine con la collaborazione con Einaudi, ma prima ancora nell’incontro con Sebastiano Vassalli. L’illustrazione di Della Casa per la copertina del Supercorallo einaudiano de La chimera rappresenta forse la sintesi migliore di un lavoro che arriva alla fine del Novecento carico di un secolo di avanguardie e discorsi, politica e superamenti ideologici. Il merlo della Pomposa, questo il titolo dell’illustrazione di Della Casa, si offre nero e stilizzato, volutamente piatto, protagonista, ma anche sfondo, come disperso in uno spazio bianco che taglia in orizzontale la verticalità del libro e attorno a cui prendono vita foglie colorate fragilmente ancorate al ramo come in attesa di una primavera di sole, ma pure del freddo di un autunno rapidamente in arrivo.
Gli anni Duemila rafforzeranno il legame tra Giuliano Della Casa e l’Einaudi anche in virtù dell’ottimo rapporto con il presidente Roberto Cerati, che gli commissionerà le illustrazioni per la più prestigiosa collana della casa editrice, quei Millenni bianchi che rappresentano da sempre sia la trazione che la capacità innovativa del marchio. Da La scienza in cucina di Pellegrino Artusi che forse rivela una delle connessioni migliori possibili tra il testo e l’arte di Della Casa fino a Gargantua e Pantagruel di François Rabelais per poi arrivare nel 2012 alle Lettere di Giuseppe Verdi che Della Casa ritrarrà come il figlio migliore di quella comune terra sempre divisa tra canto e contado. Negli anni Novanta al lavoro sui libri Della Casa affianca anche quello su ceramica collaborando con la Bottega Gatti di Faenza. L’artista crea un connubio tra la fluidità lucida della materia e il suo tratto da acquerellista, tornando – oltre ai vasi – sempre alla parola con Le Pagine di terracotta in cui recupera i principi di una poesia visiva che non ha mai abbandonato.