ARTICOLO n. 44 / 2026
SU E GIÙ PER VIA VENETO
Prima dei selfie, prima dei morti di fama (copyright Dagospia) e dell’ego-narcisismo di Stato a colori da cui nessuno è più escluso: politici, attori, giornalisti e – come direbbe Sandro Luporini via Giorgio Gaber – autisti di piazza, studenti, barbieri, santoni, artisti, operai, gramsciani (a trovarne ancora sia di operai che di gramsciani) cattolici, baristi, eccetera eccetera, prima di tutta questa onda anomala che un po’ ci ottunde e che un po’ ognuno di noi alimenta, il mondo fu anche fatto – incredibilmente – da star e da celebrità colte nel vivo. Figure sacre e bellissime prese di sorpresa e spesso in occasione di quel rito che fu la mondanità al tempo della fotografia, ovvero colte al volo dai paparazzi. E proprio ai paparazzi Francesco Piccolo dedica un libro che ha il gusto di un memoriale e un po’ anche quello della pietra angolare di un’epoca. Il ricordo dolce di una pratica e di una bellezza che per quanto messa in posa fu sempre sorprendente. Un tempo che appare oggi ormai totalmente esaurito, chiusasi anche l’esistenza del suo più noto e famoso grande cerimoniere, il geniale Enrico Lucherini, riduttivamente definito come uno dei più famosi addetti stampa italiani. Scomparso il luglio scorso, Lucherini è stato l’ultimo esponente del mettere in scena il vivere notturno che segnò la fortuna e anche le botte di molti fotografi dell’epoca.
Paparazzi (Einaudi) di Francesco Piccolo è un catalogo della dolce vita, in particolare di quello che fu il sogno e l’illusione, l’allestimento e la trappola di via Veneto a Roma. Perché proprio come spesso ripeteva Enrico Lucherini: «Se non sei sui giornali, non esisti», ma al tempo stesso – va detto – che per essere sui giornali bisognava già essere qualcuno o quanto meno esistere dalle parti di Anna Magnani e Marlon Brando, Alain Delon e Sophia Loren. Il volume si apre con uno scatto che sembra quasi una foto da famiglia in vacanza: Anna Magnani (con la luce del flash sparata addosso) che accompagna vicino all’edicola internazionale di via Veneto un perplesso Tennessee Williams. Entrambi sono legati professionalmente dal successo del film La rosa tatuata diretto da Daniel Mann con cui Anna Magnani ha vinto il premio Oscar per la migliore interpretazione femminile. C’è un misto di jet set e romanità in quella foto e in quegli sguardi un po’ sorpresi, un po’ infastiditi e anche un poco addormentati. Nonostante le luci dei flash e quelle dei bar, via Veneto era molto meno frequentata e molto meno luminosa di quanto oggi si possa immaginare. In fondo era solo un posto dove potersi incontrare, ma sempre senza troppo impegno. Un incrocio fatto di gente che andava verso il letto con altri che dal letto erano appena usciti.
Francesco Piccolo rivela un gusto bambinesco e dolce, come se rivedesse ossessivamente le foto degli album di famiglia nascosti nella libreria di casa e ora tutti davanti a lui. Alcuni scatti sono famosissimi, come quello dell’inseguimento di Walter Chiari a Tazio Secchiaroli con le conseguenze che si possono immaginare per il povero paparazzo. Attorno alle foto, più che delle didascalie Francesco Piccolo compone le gesta di eroi lontani. Ricorda gli amori americani di Walter Chiari, le follie, le spese assurde e tutto l’armamentario necessario allora per essere definiti celebrità. Quasi un lessico famigliare che fa sentire oggi tutti un po’ più orfani di quello spazio diverso e così lontano dalla comune quotidianità. Non conta se frequentato o meno, ma quello era un luogo lontano dalle inevitabili fatiche più o meno banali, più o meno complicate della vita minima, quella di chi non ambisce al ruolo di star, ma quanto meno di spettatore occasionale.
Sfogliando Paparazzi ci si ritrova inevitabilmente tutti un po’ bambini e non per questione anagrafica, ma perché credere a quell’illusione è ancora oggi un gioco estremamente divertente. Federico Fellini vi tirò fuori il suo capolavoro, ma ancora oggi ognuno può ritrovare un punto d’osservazione della realtà giocoso e capace di andare oltre la retorica morale del vero e del giusto. E così si scivola pagina dopo pagina dallo sguardo furbo di Alberto Sordi quando ancora le automobili venivano chiamate fuoriserie, a quello divertito di Brigitte Bardot che uscendo dal mare d’inverno della Sardegna nasconde a fatica e con non troppo impegno un topless scandaloso. E poi a fianco di un inquieto Vittorio Gassman che sfoglia un rotocalco illustrato (dalle dimensioni generose come usavano allora i giornali) ecco anche Sophia Loren fotografata invece durante le riprese di Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica con indosso solo una vestaglia trasparente: il suo sguardo annoiato rivela tutta l’attesa che passa sui set da una ripresa all’altra.
Gli americani invece sembrano sempre divertirsi: da un sorridente Burt Lancaster a un giovanissimo Clint Eastwood che azzarda l’uso dello skateboard lungo via Veneto e possiamo solo immaginare i commenti romani attorno a lui. Gli italiani sembrano sempre colti sul vivo, gesticolano e discutono in continuazione, su tutti un ansioso Marcello Mastroianni che discute con una stremata Faye Dunaway e poi si guarda attorno forse pensando al prossimo ristorante. In tutto questo parlare, andare e venire, sembra di sentire il rumore metallico delle automobili del tempo, lo sbattere continuo degli sportelli: dive che scendono, divi che salgono e nel mezzo persino uno stranamente impacciato Gianni Agnelli, fotografato in primissimo piano mentre alle sue spalle avanza Jackie Kennedy in compagnia di Aristotele Onassis.
Una sarabanda continua da cui si distaccano in pochi, tra loro Alain Delon che appare anche in copertina al libro. Il suo sguardo tende oltre il finestrino dell’auto, con lui sua moglie Nathalie e Brigitte Bardot. Chissà dove guarda sempre Alain Delon? Che sia teso o sorridente l’attore francese offre sempre ai fotografi uno sguardo denso di divertimento, ma anche di sadismo. Come se i due sentimenti con lui andassero sempre obbligatamente a braccetto.
Non mancano poi gli intellettuali, allora esistevano e facevano anche le ore piccole. Pasolini e Moravia in testa, tutti e due estremamente a loro agio, seduti comodi e immersi in ampi e altrettanto comodi cappotti si pongono come i primi spettatori di uno spettacolo che sembrano già aver capito alla perfezione. Tra le ultime fotografie, uno scatto mostra una giovanissima Isabella Rossellini insieme al padre Roberto, siamo nel 1974. Allora – scrive Piccolo – Isabella Rossellini aveva una relazione con Luciano De Crescenzo, ma da lì a poco avrebbe incontrato Martin Scorsese con cui si sarebbe sposata. E questo forse dice tutto di una strada – via Veneto – storta e in salita, dove spesso si capitava, molte volte si andava e quasi sempre ci si fermava imbrigliati da questo e da quello, da lei come da lui. Un movimento senza sosta, tranne quella imposta all’improvviso dalla luce dei flash dei paparazzi. Donne e uomini intatti ancora oggi come allora, sogni di un tempo che fu pazzamente gioioso e divertito.