ARTICOLO n. 88 / 2026

IO NON VADO MAI IN GIRO A SUONARE

lettera a Paolo cozzi

Ringraziamo Paolo Cozzi per averci permesso di riprodurre la lettera di Francesco Guccini e Giulia Ichino per la cura e la contestualizzazione critica e affettiva, qui il suo intervento.

Bologna 18 marzo 1969

Caro Paolo, 

grazie per la lettera e grazie per gli apprezzamenti riguardo alle canzoni. Ti rispondo molto volentieri. 

Passiamo alle numerose domande: penso che tu passa trovare il 33 giri “Folk-Beat” al negozio della EMI che si dovrebbe trovare da qualche parte in Galleria (quella grane, non quella del Corso, ma non so dirti bene perché non sono molto pratico di Milano). L’ho inciso tre anni fa circa, molto semplicemente, con altri due ragazzi, un americano e un modenese, per la chitarra solista e per l’armonica a bocca. Ha molte imperfezioni di carattere tecnico (nel senso che poteva essere fatto meglio, ma lo facemmo in tre giorni!) ma ha molte canzoni che dovrebbero essere interessanti, e in più “Auschwitz” e “Noi non ci saremo” nella versione originale; dimenticavo anche “l’Antisociale”, che forse non conosci, apparsa su un retro di un disco dell’Equipe di qualche anno fa. Tutte le canoni del disco sono mie, anche se non le ho firmate perché non ero ancora iscritto alla società degli autori. (C’è anche “Canzone per un’amica”).

È uscito poi un 45, con due canzoni, una “Il Bello”, è satirica (è uno dei miei filoni) su un bulletto di periferia. Penso sia graziosa, però è stata scritta qualche anno fa, e risente dell’usura del tempo. L’altra “Un altro giorno è andato” a me piace moltissimo, e la giudico una delle mie cose migliori, superiore a certe altre mie canzoni (come “Dio è morto”) molto più conosciute. 

I miei dischi non hanno certo avuto un grande successo, e per molti motivi. Anzitutto le mie canzoni non sono apprezzate da un pubblico molto vasto, questo è facile da capire; poi la Rai Tv me le boccia sistematicamente per le più svariate ragioni. Poi anche io non vado mai in giro a suonare; praticamente tutto quello che ho venduto, l’ho venduto fra Bologna e Modena, dove per evidenti ragioni geografiche sono molto conosciuto. Non so nemmeno fino a che punto mi interesserebbe vendere molti dischi, se questo comportasse continui spostamenti per suonare qua e là. 

Mi parli di coerenza vita-canzoni, cioè di seguire (che una persona “onesta seguirebbe) nella vita di tutti i giorni le idee espresse nelle canzoni. Il discorso andrebbe molto allargato a questo punto. Io personalmente non do molta importanza alle canzoni; in questo senso: la canzone è una composizione breve, fragile, corruttibile dal tempo (chi si ricorda più di “Auschwitz”?) chiusa da regole musicali e sintattiche (è ovvio che a un certo punto una certa frase deve essere costretta in un certo numero di battute, o esce dal giro musicale), sottoposta a certi effetti, per cui si può fare facilmente della retorica, ecc. 

È soltanto un bozzetto, fino spunto, serve a dire in maniera e veloce e piacevole alcune cose. Poi bisogna allargare il discorso, a voce, e parlare dei problemi e delle cose che una canzone può o potrebbe suggerire e far nascere. Non solo, ma un uomo per me positivo è un uomo costantemente in crisi e quindi in movimento morale, cioè certe cose, dette un anno fa non vanno più bene oggi. “Dio è morto” (fra l’altro è una delle poche che sia stata cantata col testo originale, Augusto si è sbagliato), che un anno e mezzo fa andava bene, i pensieri nuovi, certo mantenuti sempre dentro quelle caratteristiche fondamentali di base che formano un individuo. 

“Per quando noi non ci saremo” non è una vera poesia. Scrivo anche un poco di poesia, anzi piccoli poemetti (chiamiamoli così), roba lunga un sei sette cartelle battute a macchina. Di solito scrivo una canzone in venti minuti-mezzora quando mi riesce, se non mi riesce pianto lì e lascio stare. Be’, il primo poemetto, “Le tecniche da difendere” l’ho scritto in un anno, dal ’63 al ’64; il secondo è iniziato nel ’64, e non sono ancora del tutto soddisfatto della sua stesura definitiva. La poesia richiede il “labor limae”, non è tanto questione di ispirazione, quando di lavoro. Sai quanto lavori di lima hanno richiesto poesie come “A Silvia” o “The Waste Land” tanto per parlare solo di Leopardi e di Eliot?!

L’ispirazione, come tu la chiami, ammesso che esista questa sorta di “furor” poetico, è il primo momento, poi interviene il lavoro. Comunque per quanto riguarda “Per quando ecc.” dicevo che non è una vera poesia, sono solo immagini nate dal pensare a questa età di chitarre in una ceta maniera, immagini che già avevo per la testa perché utilizzate altre volte, che hanno dato un tutto che mi sembrava piacevole, anche se non profondamente valido. Carletti-Tagliazucchi sono gli autori della musica di commento; Carletti è poi Franco, il chitarrista dei Nomadi.

Mi fa piacere il tuo giudizio su “Un figlio dei fiori”, non piace molto nemmeno a me, ma non è mia, è di un amico, e l’ho firmata per fargli un piacere. Mi piace Fabrizio, che ho conosciuto anche personalmente; ho molti appunti da fargli (ne abbiamo anche parlato) ma sarebbe troppo lungo; mi piacciono moltissimo e senza gli riserve tutti gli altri, specialmente Donovan degli ultimi pezzi (dei 33) e Dylan, che ha delle canzoni ancora validissime. Non conosco quel Chico di cui mi parli, chi è? Se posso suggerirti qualcuno io, cerca i dischi di Phil Ochs, mi piacciono molto le sue canzoni, e in un certo senso, di tutti gli autori del genere, è quello cui mi avvicino di più, come impostazione dei testi. Ci sarebbe poi una lista molto lunga di cantanti di questo tipo, se ti interessano; potrai sempre richiedermeli. 

Benissimo Vivaldi, il “grande” Vivaldi, starei ad ascoltarlo per ore, ho moltissimi dischi suoi. Ma non dimentichiamo gli altri barocchi, Corelli, Albinoni, e poi Bach, naturalmente, ma era inutile dirlo.

Ora vado, non ai miei studi come supponi tu, che purtroppo non mi prendono molto tempo, ma ad altre lettere che da tempo attendono una risposta. La mia pigrizia è a volte vergognosa.


Ti mando l’autografo, anche se ero un po’ titubante a farlo, capisci perché, comunque è stato richiesto gentilmente e non posso rifiutare. Ma da che farne?!

Moltissimi saluti e auguri; scrivimi pure se hai voglia di far quattro chiacchiere, le lettere che ricevo non sono in numero tale da oberarmi di lavoro nel rispondere

Con simpatia
Francesco Guccini

ARTICOLO n. 87 / 2026