ARTICOLO n. 11 / 2026
Di Piero Latino
METAFISICA DELL’EROS
«Quando il sovrannaturale entra in un essere che non ha sufficiente amore per riceverlo, diventa male», spiegava così Simone Weil, nella sua opera La Connaissance surnaturelle, l’intrusione demoniaca nella psiche dell’individuo. Furono proprio queste parole della Weil a essere citate da Elémire Zolla nel suo saggio «Che cos’è il sadismo», dove è scritto che «il sadismo puro è un carattere demoniaco, è una percezione del divino rovesciata», ed è sottolineato che essere orientati verso Dio è l’unico modo per non essere assaliti dalla forza distruttiva del soprannaturale di matrice demonica che opera una sorta di possessione vampirica nei confronti della sua vittima. Elémire Zolla, al pari di Simone Weil, mette quindi in evidenza il fatto che ci sia una relazione diretta tra sessualità e spiritualità.
Un’opera pionieristica e rivoluzionaria in merito alla natura spirituale del sesso fu pubblicata nel 1958 da Julius Evola: La metafisica del sesso. L’idea di scrivere un’opera sulla dimensione metafisica del sesso venne a Evola mentre stava traducendo e curando una delle sue letture giovanili: Sesso e carattere (1903) di Otto Weininger. Si rese conto che l’argomento meritava di essere esplorato e approfondito, e così decise di scrivere lui stesso un libro sulla metafisica del sesso. Tale progetto fu condiviso da Evola con Mircea Eliade. I due si incontrarono a Roma nel 1952, e fu in quell’occasione che Evola confidò il suo progetto allo storico delle religioni rumeno, nella cui opera la dimensione spirituale del sesso è predominante. Ritroviamo questa componente non solo nel suo lavoro di ricerca accademico (ad esempio Sull’erotica mistica indiana) e letterario (si pensi ai romanzi Maitreyi e La țigănci), ma anche nelle pagine del suo diario, in cui annotava le sue riflessioni quotidiane. Così, nella pagina del suo diario datata 6 settembre 1973, Eliade tracciava un parallelo tra spiritualità e sesso libertino, affermando che «oggi il libertinaggio è giustificato in nome della “spiritualità”».
Fu Ioan Petru Culianu, discepolo di Eliade, ad approfondire la dimensione metafisica del sesso, nel suo libro Eros e magia nel Rinascimento, in cui introdusse il concetto di «pneumofantasmologia erotica», ossia «una psicologia empirica dell’eros», di natura iniziatica, che si ritrova nei Fedeli d’amore medievali e nei rappresentanti dell’eros fantastico rinascimentale. Si tratta, quindi, di un fenomeno psichico in cui l’immaginazione interseca l’erotismo e la spiritualità attraverso la produzione di fantasmi, immagini generate dalla mente. Basandosi sulla teoria dell’amore rinascimentale (specialmente quella di Ficino) e sull’opera di Giordano Bruno, Culianu esplora le relazioni esistenti tra magia ed eros. «Il grado zero della magia è rappresentato dall’eros, che dà luogo alla costruzione di una magia erotica», sono queste le parole di un passaggio di Eros e magia nel Rinascimento, in cui è evidenziata l’importanza dell’eros nella pratica magica e, quindi, di conseguenza l’importanza dell’immaginazione. Infatti, come dimostra Culianu, la magia è strettamente legata all’umana immaginazione, è scienza della manipolazione dei fantasmi, che permettono all’anima di comunicare con il corpo, e di mettere quest’ultimo in contatto con lo spirito (pneuma).
Attraverso una narrazione in cui le citazioni dell’opera di Ficino e Bruno si mescolano impercettibilmente con l’analisi scientifica operata da Culianu, Eros e magia nel Rinascimento dà vita a un discorso che sembra un tutt’uno, in cui spesso le parole del suo autore sembrano essere l’anticipazione o la continuazione di quelle dell’autore degli Eroici Furori. Tra i tanti spunti offerti dall’analisi dell’opera di Ficino e di Bruno, Culianu tocca interessanti argomenti come l’influenza planetaria sugli esseri umani, il predestinazionismo che sarebbe alla base degli incontri tra persone, le quali si incrociano nel corso della vita in base al grado di affinità, quelle affinità elettive di cui parlava Goethe. Così, rileggendo e attualizzando il pensiero rinascimentale, Culianu afferma: «Oggigiorno, noi riteniamo che i nostri incontri e i nostri sentimenti siano dovuti al caso; un uomo del Rinascimento ci mostrerebbe invece, servendosi del nostro stesso oroscopo, che essi erano predeterminati dalla posizione dei pianeti nello zodiaco il giorno della nostra nascita e il giorno dei nostri incontri». Secondo questa prospettiva, le nostre esistenze sarebbero mosse da un disegno predeterminato, dovuto a cause di ordine astrologico; in un certo senso, è come se in realtà fosse scritta la vita di ognuno di noi, i nostri incontri, i nostri amori, quelle che vengono chiamate coincidenze. Di questa influenza planetaria esercitata sugli esseri umani, e perfino sui loro amori, ne parlava anche Baudelaire in un suo poema in prosa, Les Bienfaits de la lune (tr. I benefici della luna), dove il poeta francese scrive che è la luna a decidere la nostra storia, la nostra vita, i nostri amori: «Et tu seras aimée par mes amants, courtisée par mes courtisans», «e tu sarai amata dai miei amanti, corteggiata da chi mi fa la corte».
«L’amore è mago», è questo l’assunto fondamentale dell’opera di Culianu: la magia è fondata sull’eros, eros è magia, due tecniche di manipolazione dei fantasmi, il cui scopo è quello di “legare” l’altro, creare un “vincolo” tra l’amante e l’amato. L’azione dell’amante è la stessa del mago, entrambi sono come cacciatori che si impadroniscono dell’oggetto desiderato, lanciando le loro “reti”, tendendo le loro “esche”, al fine di attrarlo, catturalo e condurlo a sé, manipolandone la volontà. Affinché ciò possa avvenire, l’amante-mago deve possedere la conoscenza delle reti e delle trappole da collocare per raggiungere l’obiettivo, ossia legare a sé l’oggetto desiderato. E il legame dei legami appartiene a eros, alla fantasia erotica che scatena la voluttà, il legame libidico, da cui trarre – scrutando l’inconscio – le inconfessabili debolezze umane al fine di ipnotizzare, manipolare e mettere il soggetto in uno stato di disponibilità.
Pertanto, il lettore di Culianu (al pari di quello di Giordano Bruno) apprende la lezione sia di come provocare i legami d’amore sia di come difendersi da essi, come slegare e spezzare i legami. «L’operatore bruniano è colui che sa tutto sull’amore per imparare a non amare, perché a essere legato è colui che ama», così in Eros e magia nel Rinascimento Culianu definisce la posizione di chi ama e di chi è amato: chi ama diventa schiavo di chi è amato.
Ora, la magia erotica bruniana non si pone come esclusivo obiettivo quello di permettere a un manipolatore di controllare il singolo individuo ma le masse, poiché il motore del fenomeno di massa è eros: manipolare e dirigere gli istinti sessuali significa manipolare gli individui, l’anima delle persone. Ed è questa l’originalità dell’analisi di Culianu in merito all’opera di Bruno (nello specifico, Gli Eroici Furori e il De Vinculis): il concetto di magia è, infatti, spinto fino alle estreme conseguenze; dalla magia d’amore rivolta al singolo si passa alla magia della manipolazione della massa. La magia diviene così uno strumento sia per manipolare il singolo che le masse, una manipolazione erotica dell’individuo e delle masse, ossia una tecnica di controllo individuale e globale fondata sull’attrazione sessuale. Si tratta, quindi, di un machiavellismo più sofisticato, basato sulla manipolazione psicologica che sottende la manipolazione politica, e che implica anche una manipolazione degli istinti sessuali. Leggiamo a tal proposito nell’opera di Culianu, «la magia è un metodo di controllo dell’individuo e delle masse basato su una profonda conoscenza delle pulsioni erotiche individuali e collettive».
Viviamo in un mondo in cui, scrive Culianu, «la magia ha ancora un ruolo da svolgere e un posto di primo piano». Culianu traspone l’insegnamento di Giordano Bruno alla società moderna, la sua, quella del XX secolo, e scrive coraggiosamente che «il mago del De vinculis è il prototipo dei sistemi impersonali dei mass media, della censura indiretta, della manipolazione globale e dei brain-trusts che esercitano il loro controllo occulto sulle masse occidentali». Leggiamo, inoltre, in Eros e magia nel Rinascimento che «oggigiorno il mago si occupa di relazioni pubbliche, di propaganda, di indagini di mercato, di inchieste sociologiche, di pubblicità di informazione, di censura, di operazioni di spionaggio e persino di criptografia, scienza quest’ultima che nel XVI secolo era stata una branca della magia». Culianu si spinge così oltre da affermare perfino che «la sociologia, la psicologia e la psicologia applicate, nella misura in cui hanno sempre un aspetto operativo, al giorno d’oggi sono le dirette eredi della magia rinascimentale». Si tratta di affermazioni forti che non piacerebbero a nessun leader politico, né al tempo dei cantori d’amore medievali, né al tempo di Machiavelli, né ai tempi moderni.
L’insegnamento bruniano esplorato da Ioan Petru Culianu svela al lettore che il Potere esercita il proprio dominio tramite la profonda conoscenza che ha dei suoi sudditi, i quali devono rimanere ignari dell’azione magica esercitata su di essi, mantenuti in uno stato di ignoranza. Sembra qui ritornare l’insegnamento distopico di Orwell nel suo romanzo 1984: «l’ignoranza è potere»; l’individuo sottomesso per essere sottomesso non deve accorgersene, non deve rendersi conto di essere manipolato, altrimenti il suo carnefice non potrebbe esercitare sulla propria vittima il potere.
Il nesso esistente tra magia, eros e manipolazione operata dal Potere è senz’altro uno dei tratti distintivi dell’opera di Culianu. Un discorso simile, in cui la sessualità riveste un ruolo cardinale nelle logiche di dominio da parte del Potere, fu offerto nel secolo XX da Elémire Zolla, il quale si sofferma su un aspetto particolare del sesso: il sadismo. Così, nel saggio, «Che cos’è il sadismo», con il quale ha inizio il presente contributo, Zolla si sofferma sull’opera di Sade e sull’influenza che essa ebbe nella cultura e nella società da lì a venire. Secondo Zolla, è nel secolo dei Lumi, il Settecento, il secolo di Sade, che nasce il vero sadismo. Riprendendo la lezione di Adorno e Horkheimer, Zolla ritiene che il sadismo e il libertinismo teorizzati da Sade siano la conseguenza dell’Illuminismo, della libertà individualistica illuminista. A tal proposito Hervé Cavallera, il quale conobbe personalmente Elémire Zolla, scrive nel suo libro Elémire Zolla. La luce delle idee che, secondo quest’ultimo, «Sade riconduce l’uomo alla sua naturalità, che non è quella del buon selvaggio, ma di colui che porta a compimento le proprie voglie» e «nel primato della libertà fine a se stessa, sventolata dalla radicalità delle tesi illuministe, l’humanitas cede il posto al piacere il cui esito è il dolore del prossimo». Così, la riflessione di Zolla sul sadismo di matrice illuminista si estende alla società moderna e consumistica, affermando nel suo saggio «Che cos’è il sadismo» che «il borghese che vorrebbe bruciare i libri di Sade è proprio lo stesso che promuove o subisce il sadismo diffuso nelle fabbriche, negli ospedali, negli eserciti». Zolla afferma che le società capitalistiche dominate dal commercio e dall’individualismo creano massificazione e solitudine, e «dovunque l’uomo sia costretto a far massa, isolato fra altri del pari isolati, il sadismo affiora». Si tratta, quindi, di un sadismo applicato nei rapporti umani, un sadismo sociale che ricalca quello sessuale propugnato da Sade. Pertanto, seguendo l’insegnamento zolliano, la letteratura libertina figlia di Sade (e prima ancora di John Cleland, con il suo romanzo Fanny Hill. Memoirs of a Woman of Pleasure) è specchio di una degradazione che tocca l’erotismo, un erotismo laido e alienato che porta alla sconsacrazione dell’amore e che si materializza nella cultura pornografica, fatta di immagini che corrompono la sessualità e la psiche degli individui. Come non pensare alla «pneumofantasmologia erotica» di Culiano, in cui le immagini prodotte dalla mente, i fantasmi erotici, sono fondamentali per poter manipolare magicamente l’individuo, e di conseguenza le masse?
Così le immagini scatenate dall’opera scandalistica di Sade, in particolare La Philosophie dans le boudoir, si materializzano nella degradazione della passione amorosa, che si trasforma in rapporto di sopraffazione. Zolla va ancora oltre, affermando che «Sade precorre il totalitarismo», poiché il regime totalitario ha bisogno di «atomi sociali chiusi nella loro solitudine e nel loro narcisismo», ha bisogno dell’edonismo: «il libero amore rende oscuri i natali e quindi getta i figli in mano allo Stato, che educherà alla cieca obbedienza». L’amore è bandito, non l’edonismo, sfrenato e feticista: gli individui devono godere del piacere carnale ma non devono amare, non devono amarsi. Anche in questo caso, come non pensare a Orwell, al Ministero dell’Amore del romanzo 1984? O ancora, alla seconda regola del Grande Fratello: «freedom is slavery», «la libertà è schiavitù»? La sfrenata libertà sessuale come forma di schiavitù.
Ma Zolla non si ferma al legame tra sadismo e totalitarismo, egli traspone il pensiero di Sade agli sconvolgimenti politici del decennio che va dal 1968 al 1978. Parla di un pensiero sadico applicato alla politica e al controllo delle masse che nacque in Cina e «questo scatenamento puramente sadico fu ricevuto con simpatia e lode in America e in Europa». Così, Zolla continua, «l’unica compagine di pensieri dei rivoluzionari fu quella sadica, perfino le ideologie comuniste parvero risibili a quegli animi incendiati dalle droghe», e «con rigore sadico fu esclusa ogni pretesa morale di famiglia o Stato». Era stato instaurato il sadismo e ancora oggi, secondo Zolla, noi viviamo in una società impregnata di invisibile sadismo, figlia del pensiero libertino settecentesco. E a tal proposito, si chiede ironicamente Zolla nel suo saggio: «Come poterono scendere tra le folle i pensieri abbastanza rari di Sade?». Come ciò fu possibile nel XX secolo? La sua risposta è che le radici di questo fenomeno socio-culturale sono da ricercare nel trauma del conflitto mondiale, ossia nelle scoperte fatte dai medici di guerra americani che portarono a quella che Zolla chiama «la terapia di gruppo», l’arma che scaraventò le torme del ’68, grazie a quel «manipolo di animatori addestrati che si formò in tutte le città del mondo, specie nelle università [e che] poté scatenare l’immensa deflagrazione». Quest’immensa deflagrazione culminata nei movimenti giovanili del ‘68 fu poi facilitata dalla diffusione della droga nella società, nascosta sotto la maschera rivoluzionaria per rendere docile una gioventù pensante, e dalla diffusione di una concezione libertina della sessualità imbevuta di sadismo e diffusa attraverso la pornografia. Ritorniamo ancora una volta a Bruno, all’immaginazione manipolata attraverso l’erotismo. La pornografia diviene il mezzo per rendere docile il pensiero, assuefarlo e renderlo dipendente attraverso un’immaginazione perversa, priva di contatto umano, di respiri che si fondono, di cuori che battono, di sguardi che si incrociano: il narcotico per sedare le masse, ferendone lo spirito. Zolla ricorda che non è un caso se Dostoevskij descrive il tentativo di minare la fede San Tichon attraverso la pornografica lettura di Sade, in cui prevale il libertinaggio e il sadismo. Quest’eros degradato è descritto e trasposto da Elémire Zolla nella società contemporanea, la nostra, in cui regna la liquidità dei rapporti umani, “la società liquida”, per usare la celeberrima espressione del sociologo polacco Zygmunt Bauman. A una società liquida corrisponde un amore liquido, in cui la solidità dei rapporti si sostituisce alla libertina ricerca dei piaceri passeggeri ed effimeri. Ed è proprio Zygmunt Bauman a ricordare al lettore dell’epoca moderna che «oggi Eros lo si trova dappertutto, ma in nessun luogo resterà a lungo».
Il testo è un estratto dell’intervento presentato al convegno “Libertinismo e spiritualità, tra desiderio e ribellione”, a cura del Centro Studi di Spiritualità e Civiltà Comparate della Fondazione Giorgio Cini, tenuto nel dicembre 2025 a chiusura del percorso per i 300 anni di Casanova.