ARTICOLO n. 31 / 2026

LA VITA È STRATIFICAZIONE

È questa l’epoca dei podcast motivazionali, dei reel pieni di imperativi, della gente che si sveglia alle 4 di mattina e alle 8 ha già fatto tutto, delle giornate scandite al secondo e santini della crescita personale. Viene da chiedersi se tutto questo sforzo per diventare persone migliori non stia producendo, molto semplicemente, persone peggiori. Performanti, lucidi (per davvero, è passata da pochissimo la moda della glass skin)confezionati e impacchettati per una sola cosa, vendere noi stessi come fossimo un brand.

E ora? Ora in realtà siamo soli, nervosi, feroci, chiusi in una crepa che sembra irreparabile. Ci dicono di migliorarci di continuo, di lavorare su di noi e di ottimizzare ogni gesto. È da questa crepa del presente che partono le Karma B, duo storico della scena drag, che con Cominciamo male! trasformano l’ossessione contemporanea per il miglioramento personale in uno spettacolo comico e profondamente politico. Come poi è la loro stessa anima creativa. Mauro Leonardi e Carmelo Pappalardo, in arte Karma B, attraversano da oltre vent’anni club, palchi, televisione e spazi pubblici con le loro voci insieme pop e taglienti.

Con Cominciamo male!, in tour dal 21 marzo, questa postura si fa ancora più nitida. Lo spettacolo prende di mira il culto del self-improvement, la retorica del “se vuoi, puoi”, i tic dell’auto-motivazione diventata industria e li ribalta in una satira musicale estremamente liberatoria. Ma lo spettacolo ci porta a ragionare anche su altro, l’avanzata delle nuove destre, la fragilità dei diritti LGBTQIA+, la persistenza di una cultura patriarcale, il corto circuito di un presente in cui la priorità è migliorarci come individui mentre tutto sembra peggiorare sul piano collettivo.

Quindi Cominciamo male! finisce per essere quasi un contro-manifesto che manda in frantumi i buoni propositi per ascoltare meglio le nostre contraddizioni. Con, finalmente, un po’ più di verità.

Michela Rossi: Cominciamo male!, il vostro nuovo spettacolo in tour dal 21 marzo a Roma al Teatro Ghione, apre con una domanda che parla del principio della santificazione del self-empowerment, cioè: “siamo sicuri di stare davvero migliorando?”
Karma B: Oggi il miglioramento personale viene raccontato come qualcosa di lineare, devi crescere, ottimizzarti e diventare la versione migliore di te stesso. Ma la realtà è molto più disordinata. Migliorarsi davvero è difficile, richiede tempo, costanza e anche la possibilità di fallire. Fallire mentre provi a diventare una persona migliore è umano perché si sbaglia, si torna indietro e si ricomincia. Il problema è quando il peggioramento, individuale e collettivo, diventa la strada più facile e perfino più premiata.

M.R. Parliamo della risata. Non tanto in generale, ma del territorio della satira che oggi appare un po’ scomodo.
K.B. Far ridere oggi è difficile. E in qualche modo è anche una sfida. Ma secondo noi va affrontata proprio così, come un esercizio, bisogna pensarci forse più di una volta, rivedere le battute, guardarsi intorno e cercare di capire che cosa, magari prima, non funzionava. Ci sono state categorie di persone che venivano prese di mira e che non avevano davvero modo di rispondere. Quindi c’era questa offesa che andava sempre in una direzione sola. Non vuol dire che non si può più dire niente, vuol dire che forse bisogna riflettere e cercare di far ridere in un modo più sottile o anche un po’ più articolato. Tant’è che noi ribaltiamo spesso la famosa frase, la diciamo: “Facciamo riflettere, ma anche ridere”.

M.R. Voi siete esposti su diversi temi. C’è anche una dimensione politica molto forte nel vostro lavoro.
K.B. Siamo comunque dei portavoce della satira LGBTQIA+, quindi ovviamente siamo esposti su certi temi però diciamo che per quanto ci riguarda è più una questione di vita, nel senso che non sappiamo fare altrimenti. Una parola molto bella è stratificazione. La stratificazione è la vita. La vita è stratificata, il ragionamento deve essere stratificato, il pensiero stratificato, le relazioni devono essere stratificate, sono stratificate. In quest’ansia di eccessiva semplificazione la profondità dell’essere umano si perde. La politica cavalca un po’ questo appiattimento, questa bidimensionalità dell’essere o questa polarizzazione, o così o così, senza sfumature in mezzo. Lo fa perché in questa maniera si scarica la responsabilità. Hai un problema, lo vivi come problema tuo, non come un problema sistemico, della società, ché la politica, la società e il capitalismo ci mettono nelle condizioni di non riuscire. Bisogna trovare una nuova forma di collettività, perché ora ciò che stanno colpendo sono le comunità, disgregandole.

M.R. Lo spettacolo teatrale, allora, è anche uno spazio collettivo?
K.B. Lo spettacolo teatrale per noi è un posto dove ci ritroviamo tutti insieme e finalmente guardandoci intorno vediamo che non siamo soli a ridere insieme delle stesse cose, anche delle nostre idiosincrasie, delle nostre fragilità, dei nostri errori. Della voglia di non farcela, di mollare tutto e dire basta. Un vaffanculo, basta. Allora questa franchezza, che è giusta, noi la ritroviamo come elemento catalizzatore di una comunità. Ed è questo che riscopriamo a teatro, nel bello di stare insieme. Quel teatro ci dà oggi la possibilità di essere un formato lungo, per cui possiamo finalmente approfondire qualcosa in un mondo che invece accorcia sempre di più e in cui devi catturare l’attenzione delle persone in 90 secondi.

M.R. Com’è cambiato il drag in Italia negli ultimi anni?
K.B. Noi abbiamo iniziato in un’epoca che era più legata ai club, c’era il rito dell’andare in discoteca, del ritrovarsi in discoteca. Poi c’è stato sicuramente il fenomeno globale di RuPaul’s Drag Race che in qualche maniera ha sicuramente aiutato almeno a far vedere che questa era una forma d’arte che poteva contenere tante cose, da far capire alle persone come si scriveva drag, perché molti scrivevano per esempio drug (droga).Poi c’è stato un momento in cui sembrava che anche in Italia ci fosse una apertura verso questa forma d’arte, nel 2020/2021 fino al 2023 vedevi le drag in moltissime trasmissioni. Poi adesso siamo quasi un tema scomodo da affrontare, ci classificano come tema divisivo.

M.R. Voi ragionate molto sulle parole. Il peso delle parole è un tema anche dentro Cominciamo male!?
K.B. Questo è uno dei temi dello spettacolo, in antitesi, come dicevamo. Lo trattiamo al contrario: diciamo “Basta con il politicamente corretto”, diciamo quello che ci passa per la testa e vediamo cosa succede, come ci poniamo. È una delle cose del decalogo per peggiorare, per esempio appunto: “Basta con il politicamente corretto”. Vediamo se, facendo schifo in questo modo, riusciamo a vivere un attimo meglio. Non ci riusciremo. Alla fine ci preferiamo povere, però almeno addormentate, la notte, con la coscienza pulita.

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